Presepi a Corenno Plinio 2019

Una mostra per addentrarsi nel meraviglioso mondo del presepe

Presentazione del prof Roberto Pozzi

Vi siete mai chiesto da dove nasce la tradizione tipicamente italiana del presepio? Perché i nostri antenati ci tenevano tanto al presepio in casa, magari costruito sotto l’albero? Perché poi l’abbiamo sostituito con quel goffo e ridicolo pancione di babbo natale simbolo del consumismo sfrenato e dello shopping compulsivo? E poi, perché in alcune Natività vediamo che la scena si svolge in una grotta, in altre in una capanna, in una stalla, in altre ancora sotto una tettoia? Perché quei senza cuore di santi genitori lasciano il neonato nella mangiatoia di un bue e non lo tengono in braccio come farebbero genitori normali? Da dove saltano fuori il bue e l’asino, quando il vangelo non parla di animali se non di pastori di pecore? Come si erano potuti mettere d’accordo quei signori vestiti da re per accorrere assieme da paesi così lontani come l’Arabia, la Persia e l’Etiopia? Ma soprattutto quali sono i sentimenti che il presepio ispira e, da questi sentimenti, quali riflessioni possono sgorgare? A queste e a tante altre domande potete trovare risposta nella mostra allestita a Corenno in occasione della manifestazione “Ritorno a Corenno” organizzata con grande maestria dal gruppo “Amici del presepio di Corenno”.
La mostra è predisposta in uno storico caseggiato costruito nel 1700 come filanda e che poi venne trasformato verso la metà 800 in locanda. Il locale, con un’incantevole vista sul lago, è stato gentilmente prestato dal signor Carlo Marietti, discendente dai conti Andreani antichi feudatari del borgo.
La mostra si propone di raccontare la storia del presepe e ricercare il suo significato profondo dal punto di vista non solo religioso ma anche antropologico. Nella mostra si possono ammirare una trentina di presepi grandi e minuscoli. Sono esposti presepi artistici locali che ripropongono la vita dei nostri borghi lariani e valtellinesi del secolo scorso, assieme a presepi classici di alcune regioni come Campania e Trentino. Non mancano presepini etnici che dimostrano come questa tradizione italiana ha conquistato il mondo intero. Inoltre, nella mostra sono analizzate le parti essenziali che compongono il presepio come la scena della Natività, i pastori, i Magi, il re Erode, gli animali, la stella cometa, riportando le loro origini ai vangeli canonici, a quelli apocrifi e alle leggende natalizie raccolte da Jacobo di Varazze. Sono esposte anche statuine di pregio e un quadro del noto pittore e incisore Luigi Uboldi che ha vissuto tanti anni a Corenno e ha lavorato in Vaticano.
Oltre agli oggetti, la mostra è corredata da cartelli didascalici che raccontano la storia del presepio e la spiegazione dei significati dei vari elementi che lo compongono. Altri cartelli propongono rappresentazioni di affreschi e quadri locali con il tema della Natività e dell’Adorazione dei magi, altri ancora commentano alcune Natività o Epifanie famose come quelle di Caravaggio, Giotto, Lotto, Tintoretto, Botticelli, Bosch, Mantegna.
Dopo aver visitato la mostra ci si rende conto come il presepe è un caso da grandi e possa costituire un’enorme difesa di fronte alla stanchezza della vita, alle abitudini, ai tedi, alle fatiche, e come sbagliano coloro che vedono nel Natale una sciocchezza e nel presepe una commedia infantile. Essi privano il bambino, e col bambino l’uomo di quello spirito di stupore, quel sentimento di gratitudine di fronte all’evento essenziale che è la nascita del Salvatore e di ciascuno di noi. Forse dopo la visita ci rendiamo conto come siamo stati culturalmente colonizzati dalla figura tipicamente commerciale del cosiddetto “Babbo Natale” che non si sa chi sia e che solo giustifica i regali che ci si scambia in questo periodo. Così spesso si perde l’occasione di far suscitare stupore nei bambini di fronte ad un avvenimento che è alla base della nostra civiltà occidentale e dal quale abbiamo cominciato a contare gli anni. Così si capirà anche quanto sia sciocco e ipocrita il timore di fare il presepio a scuola o in luoghi pubblici per rispetto agli emigrati di altra cultura e di altra religione, per poi stupidamente addobbare le aule e le vie del paese con la figura ridicola del babbo natale, emblema della società capitalista che ha impoverito intere regioni della terra e ha obbligato i nostri musulmani e non ad abbandonare la loro patria! Non è stato certamente la nascita di quel fanciullo a seminare miseria e conflitti nei loro paesi tanto da obbligarli a lasciarli, ma l’ingordigia e la bramosia di un sistema rappresentato da questa figura falsamente generosa! Babbo natale non esiste, è un’invenzione, Gesù Bambino è veramente esistito per tutti gli uomini. Anche coloro che usano questo vecchio con la slitta sanno che le ricchezze non vengono da un magico polo nord ma dallo sfruttamento del sistema economico imperante.
La mostra rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2020, nei fine settimana e in altri pomeriggi segnalati nella locandina dalle 14.30 alle 17.00.
Il curatore della mostra è Roberto Pozzi, l’allestimento è opera di Raffaella Aiuto e di Maristella Vitali, l’illuminazione è di Roberta Marcolongo e Luciano Orifiammi. Il grafico dei pannelli è Andrea Cassinelli, mentre le fotografie originali della natività locali sono di Dario Angel. Roberta Santagostino ha curato le decorazioni floreali con composizioni ikebana. L’elenco dei collaboratori è lunghissimo, ad ogni modo, è ricordato presso ogni opera esposta. (Roberto Pozzi)
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