Quando le donne filavano…mostra sull’abbigliamento femminile popolare

L’Associazione “Amici dell’Ecomuseo della Valvarrone” ha collaborato all’iniziativa degli “Amici del Museo Contadino di Colico”.

L’Associazione “Amici del Museo Contadino di Colico” ha organizzato una mostra sull’ “Abbigliamento femminile a Colico e dintorni tra fine 800 e metà 900″ presso l’Auditorium Comunale M. Ghisla di Colico.

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La mostra è stata inaugurata venerdì 8 marzo 2013, in occasione della festa della donna ed è rimasta aperta fino al 15 marzo.

Si sono esibiti al pubblico abiti e costumi di Colico e dei paesi delle valli a sud, cioè della Valvarrone, Val d’Esino, Muggiasca e della Valsassina e dei paesi al nord cioè della Bassa Valtellina. Tale presentazione ha consentito di apprezzare elementi comuni e differenze e, al contempo di esaminare l’evoluzione dell’abbigliamento femminile popolare in quel periodo, identificando il passaggio – dove si è realizzato – dal vestito come abbigliamento al vestito come costume. Al contempo si è proposto di valorizzare il lavoro femminile nella confezione degli abiti e dei tessuti per la casa con le diverse fibre animali e vegetali: lana, seta, canapa, lino e cotone, riconoscendo le tecniche per giungere al prodotto finito.
La mostra ha desiderato illustrare oltre che la funzione pratica quella simbolica dell’abbigliamento femminile nelle zone rurali, raffrontando i diversi vestiti, da quello da lavoro nei campi a quello della festa, a quello rituale (Battesimo, Prima Comunione, Matrimonio, per il lutto, processioni). Viene evidenziata pure nel vestito la funzione di appartenenza a una classe e a una precisa comunità e quella identificativa del genere, età e stato civile.
Infine, si sono messi in luce i valori legati all’abbigliamento popolare, quali il recupero e il riciclaggio dei materiali, la creatività, il gusto estetico, la praticità e la funzionalità, il piacere di confezionarsi i propri abiti, la fatica, ecc. La mostra è stata uno strumento per indagare da vicino e individuare, attraverso oggetti concreti, quale era la condizione femminile in quel periodo sul nostro territorio. Infatti si può asserire che la donna si copre il corpo per scoprire il suo io personale e collettivo. Per questo l’abbigliamento in ogni tempo svolge anche una funzione psicologica e sociologica oltre a quella pratica di riparare dal freddo o dal caldo.

Nella prima sezione sono stati esposti e analizzati abiti e costumi dei diversi territori. Si è dato risalto logicamente a Colico – terra di mezzo – , dove l’abbigliamento, a differenza delle zone confinanti, non è diventato costume. Attingendo all’ampio repertorio del nostro Museo della cultura contadina, sono stati mostrati i diversi capi di abbigliamento. Il percorso è iniziato con la dote confezionata dalla donna in occasione del matrimonio per proseguire con gli indumenti intimi, la biancheria da letto, le fasce usate per i neonati, i vestiti dei bambini e gli abiti da lavoro. Sono seguiti i cosiddetti abiti rituali: abito della festa, delle nozze, della Battesimo, della Prima Comunione per concludere con l’abito di lutto, veli per la chiesa e per le processioni.

Nella seconda sezione si sono aperti degli stand per presentare in modo succinto i costumi delle comunità confinanti che hanno avuto rapporti con Colico: dai paesi delle Valli trasversali al lago a sud di Colico, cioè della Valvarrone (Vestreno, Sueglio, Introzzo, Tremenico, Avano), della Val d’Esino, della Muggiasca (Vendrogno), della Valsassina (Premana e Pagnona) e dei paesi al nord cioè della Bassa Valtellina (Piantedo, Delebio, Dubino, Mello) che maggiormente hanno contribuito con la loro migrazione alla formazione dell’attuale Comune di Colico. L’esposizione di questi capi è stata accompagnata da fotografie, documenti e didascalie per dare vita e voce agli abiti stessi, inserendoli in un contesto ben preciso costituito da mobili e arredo d’epoca. L’analisi di tali capi consentirà di descriverli attentamente per mettere in luce sia il loro impiego sia il loro valore simbolico.

Nella terza sezione si sono illustrate le tecnologie della confezione dell’abito: cioè le manifatture di filatura, di tessitura, di tintura delle stoffe, di confezioni delle parti dell’abito e i sistemi di fissaggi, per esempio delle pieghe della gonna. Sono state descritte le tecniche di lavorazione a livello artigianale delle fibre come la lana, la seta, il lino e la canapa. Per quanto riguarda la seta si è delineato un quadro della bachicoltura sul territorio e anche un accenno alla lavorazione industriale. Dalla fibra si passa al tessuto e da questo agli abiti. In questa sezione si sono presentate le svariate lavorazioni, attraverso gli strumenti allora utilizzati con didascalie e fotografie. Inoltre, sono state illustrate alcune tecniche di confezionamento e di decorazione degli abiti come la cucitura, il ricamo, il tombolo, l’uncinetto. Uno spazio particolare è stato riservato alla preparazione delle fanciulle a queste tecniche, attraverso la materia scolastica e le scuole di cucito organizzate a Colico dalla Società Operaia e altrove da Enti privati, gestite soprattutto dalle suore. Il museo è dotato di alcune macchine da cucire utilizzate in tale scuola di avviamento professionale che in questa occasione sono state presentate al pubblico. Uno spazio piccolo ma significativo è stato dedicato ad alcune esperienze di lavoro artigianale che si rifà a materiali e tecniche simili a quelle utilizzate dalla donne del secolo scorso.